Il motivo principale che spinge Georg Simmel ad occuparsi di un tema apparentemente così poco filosofico è il suo profondo interesse per la modernità. Egli riconduce allo sviluppo dell'economia monetaria l'origine del processo di formazione della società moderna, lo stile della vita moderna, immediatamente percepibile nella grande città, come testimonia anche il suo saggio La metropoli e la vita mentale, e di cui Simmel fa diretta esperienza in una Berlino che a fine Ottocento si trasformava rapidamente in metropoli.
I suoi scritti sul denaro, a differenza degli studi fino ad allora compiuti su tale tema, non intendono essere contributi di economia politica, ma primariamente riflessioni di carattere filosofico, psicologico e sociologico . Nella prefazione a Filosofia del denaro Simmel scrive di voler "tracciare una linea direttrice che vada dalla superficie del divenire economico fino ai valori e ai significati ultimi dell'umano nella sua totalità" , e quindi alle conseguenze del denaro «sul mondo interiore, sul senso della vita degli individui, ... sulla cultura in generale". Dal punto di vista metodologico egli si propone di "edificare un piano al di sotto del materialismo storico" in modo che la vita economica, pur essendo importante per chiarire il sorgere delle forme e dei contenuti della cultura, venga tuttavia considerata come "risultato dell'operare di valutazioni e di correnti più profonde i cui presupposti sono psicologici e, anzi, metafisici". Il contenuto della
Filosofia del denaro, in parte anticipato nei suoi saggi su tale tema, è una ricostruzione dell'esperienza della modernità nella forma di un'analisi delle implicazioni culturali della moderna economia monetaria, è uno studio sulla cultura del denaro che caratterizza la società moderna, in cui i rapporti reciproci fra gli individui, i valori, lo stile complessivo della vita sono definiti dall'interesse per il denaro.
Il denaro: da mezzo a fine
A differenza dell'animale i cui impulsi, legati esclusivamente al soddisfacimento immediato e meccanico della vita istintiva, non rimandano ad un momento ulteriore, l'essere umano, che "non è mai durevolmente appagato", pone in continuazione dei fini, e quindi necessariamente costruisce degli strumenti ad essi idonei. Con il suo volere, infatti, egli può spingersi molto al di là dell'attimo, ma la realizzazione di tale volere può avvenire solo per via indiretta, attraverso una serie teleologica, o serie di fini, che diviene sempre più articolata e prolungata con lo sviluppo della civiltà.
Il processo finalistico implica un'azione reciproca tra l'io dotato di volontà personale ed il mondo esterno; l'agire umano, scrive Simmel, è "il ponte per il quale il contenuto del fine passa dalla sua forma psichica in quella dell'effettività" . Il concetto di fine è dunque un concetto, per sua natura, relativo, presuppone infatti sempre ciò che in sé è ad esso estraneo, uno strumento creato dall'uomo per il raggiungimento dei suoi scopi, che quindi è privo della relativa indipendenza propria del fine. Lo strumento sta ad indicare l'inserzione, tra il soggetto e l'oggetto, di un'istanza la cui posizione è "intermedia" non solo nella dimensione spazio-temporale, ma anche dal punto di vista del contenuto.
Il concetto astratto di mezzo raggiunge nel denaro la sua massima concretezza: questo, in quanto mezzo, "incarna, eleva, sublima la posizione pratica dell'uomo". Il denaro è «la forma più pura di strumento», valido per i più differenti fini, nel quale l'individuo fa confluire le sue azioni per conseguire, attraverso questo "punto di passaggio" , quegli scopi che coi i suoi soli sforzi non sarebbero immediatamente raggiungibili. Riferendosi alla considerazione sempre maggiore attribuita al denaro, Simmel pone in evidenza come, sebbene il valore appartenga in sé alle mete ultime dell'agire umano, esso si sia esteso anche ai mezzi, vale a dire si è verificata una sua "espansione psicologica" che ha consentito l'emergere della differenza tra valore assoluto e valore relativo. Il valore del fine ultimo, il cui raggiungimento conclude in modo definitivo un processo della volontà, è assoluto. Al contrario, il mezzo ha valore relativo, esso presuppone il valore assoluto e perde il suo valore nel momento in cui un altro mezzo si dimostra più efficace per il raggiungimento dello stesso scopo.Tale partecipazione psicologica del mezzo al valore del suo fine fa sì che il mezzo possa assumere per la nostra coscienza il carattere di un valore definitivo, in se stesso appagante. Tale dato di fatto può tuttavia favorire la stessa realizzazione del fine ultimo. Se questo infatti, osserva Simmel, fosse continuamente presente alla coscienza si avrebbe un'inutile, insostenibile e paralizzante dispersione di energie che verrebbero sottratte al lavoro di messa in opera dei mezzi. "Spesso finiremmo per non avere più né la forza né la voglia di eseguire il compito del momento, se avessimo sempre davanti agli occhi, con conseguenzialità logica, la sua piccolezza nei confronti delle mete ultime e non riunissimo invece tutte le forze della nostra coscienza per metterle al sevizio di ciò che è temporaneamente necessario".