Come sostiene la psicanalista
Ravasi Bellocchi, talvolta autorizzarci ad essere cattive madri, è una dichiarazione assolutamente liberatoria.
La maternità, una fatica esorbitante, piena di conflittualità, tenerezza, momenti di crisi.
Una relazione enigmatica ed intensa che passa attraverso
un vero e proprio corpo a corpo, un contatto di pelle e non solo.
Lavorare per una buona separazione è senza dubbio il compito più difficile, una vera e propria sfida, soprattutto oggi che le donne lavorano, con le loro vite frenetiche, devono tollerare distacchi fisici ed il veloce riconoscimento che
il figlio è altro-da sé.
Quando si è dunque una buona madre ?
Una madre sufficientemente buona è quella che riconosce al bambino
il diritto inalienabile di essere se stesso.
Occorre lasciare liberi i propri figli, lasciare che cerchino la loro strada liberamente senza necessariamente che facciano ciò che noi avremmo voluto.
E' un compito importante, che insieme all'
autorevolezza nel dare limiti e regole, dà la misura di quanto si è riuscite nella funzione educativa. E', come ogni compito, contrasseganto da ambivalenze, difficoltà e contraddizioni.
Solo quando il rapporto tra madre e figlia e/o figlio smette di essere il luogo della dipendenza reciproca ed entra nel tempo e nel luogo della soggettività reciproca, allora la separazione si trasforma in una separazione senza perdersi.
Ogni
modo di reagire è poi strettamente personale, ed in esso entrano in gioco fattori caratteriali, della propria personalità, l'ambiente, la storia affettiva, il rapporto di coppia. E' inevitabile che ogni madre riviva il rapporto con la propria madre ed è possibile che si cerchi di correggere ciò ci ha fatto soffrire a suo tempo.
Nella relazione è necessario
evitare il senso di colpa e il desiderio di perfezione.
Siamo tutte cattive in alcuni momenti ma alcun madri non lo sopportano, invece non c'è nulla di cosi' terribile visto che ogni legame è segnato da ostilità, paura e rifiuto.
Non ultimo, non bisognerebbe mai dimenticare
che dietro ogni madre c'è una donna con la propria femminilità e con le proprie fragilità.
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