Esistono diverse definizioni di democrazia, scrive il giurista tedesco Carl Schmitt: da “governo del popolo per mezzo del popolo”, a “predominio dell’opinione pubblica” e “forma di stato in cui il suffragio universale è il fondamento del tutto”. Una polivalenza di significati vi è associata. Proprio questa varietà rende l'oggetto del discorso talvolta fosco, difficile da comprendere e mettere a fuoco.
“La confusione più grande nasce dal fatto che il concetto di democrazia, come molti altri concetti politici, è diventato un concetto ideale assai generale, la cui molteplicità di significati concede spazio a ideali disparati e infine a tutto ciò che è ideale, bello e simpatico. La democrazia è unita e identificata con il liberalismo, il socialismo, la giustizia, l’umanità, la pace e la riconciliazione dei popoli”. Il concetto stesso di eguaglianza è un’astrazione che come più si avvicina alla realtà mostra la sua estraneità dal mondo terreno: ad esempio, la distinzione economica di produttore o consumatore, la distinzione giuridica di creditore e debitore non può essere risolta dal fatto che tutti questi sono eguali in quanto uomini. “Un’eguaglianza che non abbia nessun altro contenuto che l’eguaglianza di per sé comune a tutti gli uomini, sarebbe un’eguaglianza non-politica, poiché le manca il concetto correlativo di una possibile ineguaglianza. Ogni eguaglianza acquista la sua importanza ed il suo significato per la correlazione di una possibile ineguaglianza. Essa è tanto più intensa quanto più grande è l’ineguaglianza nei confronti di quelli che non fanno parte degli eguali. Un’eguaglianza che si abbia di per sé e non si possa in alcun modo perdere, è priva di valore e indifferente”.
Per la nascita della moderna democrazia è importante – scrive Schmitt – l’esempio dei settari inglesi nell’epoca di Cromwell. Lilburne, il capo dei Levellers, chiedeva che una serie di principi fondamentali (come libertà di coscienza, libertà dal servizio militare coatto, eguaglianza davanti alla legge, etc.) dovessero porsi al popolo di ogni contea come base di un governo giusto. Ma queste richieste di eguaglianza, etc., in linea di principio valevano solo per i propri compagni. Nessuno di questi settari – osserva Schmitt – contava di garantirle anche per i papisti e per gli atei. Lilburne scriveva che solo le persone ben intenzionate (“the well-affected people”) godevano del diritto di voto, lasciando dunque immaginare che il criterio per stabilire tale buona intenzione fosse il criterio di setta. Nel Massachussets puritano, le leggi stabilivano che partecipare alla messa pubblica era un dovere, e chi non era membro delle comunità religiose non era considerato come freeman; “Quando si parla qui di democrazia, si tratta del fatto che un nuovo sentimento religioso diventa il fondamento di una nuova comunità, entro la quale i membri si considerano eguali. Neppure qui si può parlare di un’eguaglianza umana priva di sostanza. In effetti, c’era nella collettività di una fede autenticamente religiosa la sostanza di questa eguaglianza democratica”.
Come l’idea di popolo si scinda in particolarità eterogenee è illustrato, in una certa accezione nel caso riportato dal giurista, ove un partito con un numero di iscritti abbastanza elevato decidesse di realizzare iniziative popolari, col risultato che si avrebbe una caduta del senso della regolamentazione legislativa costituzionale, poiché si avrebbe non più un’iniziativa del popolo, ma piuttosto un’iniziativa del partito. “Lo specifico del concetto ‘popolo’ si trova qui nel fatto che il popolo non è una grandezza strutturata e non è mai totalmente strutturabile”, dichiara l’autore. Una delle varie definizioni che si sono profferite della democrazia è quella dell’identità dei governanti e dei governati; in tale dicitura non è messa in causa la distinzione tra rappresentare ed essere rappresentati, giacché a essere rappresentati non sono i governanti ma l’unità politica come intero. L’asserzione di Rousseau, secondo cui ciò che il popolo vuole è sempre buono, è sensata se vi è omogeneità nel popolo, e d’altronde l’omogeneità è la prima condizione perché possa esservi anche un’identità del popolo.
Marzio Valdambrini - marzio19@yahoo.it