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Philadelphia

di: mauro_meo    

Ricordo ancora oggi il clamore e il successo che ebbe questo film. Ricordo le paure che l’Aids portò nel nostro mondo, nel nostro tempo, nei nostri costumi. La peste del 2000. doveva spazzare via il mondo, così almeno ci dicevano molte religioni, molti santoni improvvisati. Di certo comportò, e comporta ancora oggi non essendo ancora stato debellato ed imperversando ancora nelle zone più povere del mondo, soprattutto in Africa, una profonda riflessione sulla sessualità in genere. Perché l’Aids venne bollata come la malattia dei drogati e degli omosessuali. Da loro, tramite soprattutto il contatto sessuale, si sarebbe espansa, proprio come una pestilenza, a molte fette di popolazione. In questo quadro questo film del 1993 di Jonathan Demme con Tom Hanks e Denzel Washington fu un importante atto d’accusa del cinema americano contro l’atteggiamento, spesso falso ed ambiguo, di una grossa fetta della società americana contro chi aveva contratto questa malattia. Un falso moralismo. Una denuncia forte contro le discriminazioni, in ogni loro forma. È la storia di un avvocato negli anni Novanta. Un avvocato rampante, di successo, che lavora per un grosso studio americano. È Andrew Beckett, un bravissimo Tom Hanks. Ma nessuno sa che è gay e che ha una lunga storia d’amore con Miguel, Antonio Banderas. Non sarebbe politicamente corretto, non gli favorirebbe di certo la carriera nei moralistici, almeno in superficie, Stati Uniti. E come molti altri omosessuali viene contagiato dall’Aids. Finché i colleghi del suo ufficio non vengono a scoprire della sua relazione ed ancor di più della sua malattia. E subito arriva il licenziamento. La motivazione è di scarso rendimento, ma è evidente a tutti quale sia il vero motivo. Aiutato dal compagno Miguel, Andrew cerca un avvocato per difendere i propri diritti. Ma l’ostilità è forte, la solitudine è tanta. Al di là delle parole nessuno vuole davvero aiutarlo. Ad aiutarlo sarà solo Joe Miller, un bravissimo Denzel Washington. E anche lui dovrà fare un cammino dentro sé e capire molte cose. Non voleva infatti prendere l’incarico perché prevenuto nei confronti degli omosessuali e impaurito, anche per scarsa conoscenza, dalla malattia dell’uomo. Ma capisce il dramma dell’uomo, sempre più malato. Capisce che una persona come gli altri. E decide di aiutarlo, di difenderlo. Di fare causa all’ex studio dell’avvocato per discriminazione. Sempre più malato Andrew è in tribunale ad assistere al processo. Lo studio lo accusa di scarso rendimento sul lavoro, ma la verità è evidentemente un’altra. E Joe riuscirà a portarla a galla. Solo che Andrew non conoscerà mai il risultato del processo morendo poco prima del verdetto. Un film duro, amaro, di condanna. E di commozione. Con la splendida canzone di Bruce Springsteen. 

Pubblicato il: novembre 05, 2008
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