Ricordo anni fa, e tengo a sottolineare che non sono certo un vecchietto, un modo di fare televisione così completamente diverso da oggi. Non ci tengo a dare giudizi, non è certo mio compito, è solo una lieve nostalgia, tutto qui. Forse degli anni passati. Forse di una televisione senza reality e senza Maria De Filippi. Forse solo degli anni passati, quando ero ben più piccolo. Quando i film in televisione erano davvero ancora un’occasione particolare, si aspettava con ansia di poterli vedere, c’era voglia, c’era aspettativa. Ancora non c’erano i dvd, non si scaricavano i film da internet. Semplicemente si aspettava che passassero in televisione e li si vedeva con tutta la famiglia, spesso tutti assieme. E certo non sto parlando di secoli fa. Uno di questi film è sicuramente il primo Ritorno al futuro, probabilmente, almeno a mio parere, il più bello della serie, il più semplice e il più atteso.
Siamo a Hill Valley, una tranquilla cittadina, come tante altre, della California. L’anno è il 1985 e Marty McFly, il bravissimo Michael J. Fox con quella sua eterna aria da ragazzino, è un diciassettenne, ultimo figlio di tre fratelli con un’amicizia particolare, quella con il professor Emmett Brown (Christopher Lloyd), Doc come lo chiama Marty, uno scienziato parecchio svitato ma anche un vero genio. Tanto che addirittura riesce ad inventare una vera macchina del tempo. Una già bellissima DeLorean diventa qualcosa di più. Alimentata con il plutonio diventa un veicolo del tempo capace di viaggiare nel passato e nel futuro. E Doc ovviamente orgoglioso la vuole mostrare al suo amico invitandolo a raggiungerlo di notte in un parcheggio di un centro commerciale della città. Naturalmente la sorpresa di Marty sarà grandissima, come anche la nostra, vedendo la DeLorean e venendo a scoprire le sue doti nascoste. Solo che qui iniziano i problemi ed anche le avventure di Marty. Un gruppo di libici a cui Doc aveva sottratto il plutonio, mica si trova così facilmente neppure per uno scienziato, arriva all’improvviso e sono abbastanza arrabbiati, eufemismo, e cominciano a riempire di pallottole Doc e Marty. Il ragazzo avrà fortuna, mentre Doc invece no, e rimane colpito a morte dai libici. La fortuna di Marty è di essere nella DeLorean e così riuscire a scappare. Solo che scappa in una dimensione nuova, scappa nel passato. Doc infatti aveva già programmato la DeLorean indietro di 30 anni, nel 1955 quando aveva cominciato a pensare, a costruire la il suo progetto-sogno. Da solo indietro nel passato, senza possibilità di tornare nel presente. Il plutonio è finito e certo nel 1955 era ancora più difficile da trovare che nel 1985. Indietro nel passato, circondato dalle persone che conosce ora. Un Doc giovanissimo, e poi anche i suoi genitori. Mille divertentissime avventure, mille sorrisi, mille risate. Un abbigliamento completamente strampalato per quegli anni, un modo di parlare completamente diverso che suscita sorrisi e curiosità. Ed anche naturalmente un po’ di diffidenza. Però vi è anche il paradosso di tutti i viaggiatori del tempo. Andando anche solo minimamente ad influenzare il proprio passato Marty rischia poi di non nascere più nel futuro, cioè nel suo presente. Conosce infatti il padre da giovane, un po’ goffo ma che aiuterà a trovare un po’ di coraggio e di sicurezza in se stesso, e la madre che un po’ sembra invaghirsi di lui. Il rischio è evidente e grande. Tra mille situazioni e mille avventure Marty riesce però naturalmente a sistemare tutto, anche grazie al Doc in versione giovane. Riesce infatti ad incontrarlo e gli racconta cosa inventerà nel futuro. E il giovane Doc lo aiuterà a tornare nel suo presente, ovviamente non con il plutonio ma con un fulmine, anche grazie ai ricordi di Marty di un avvenimento ben particolare, un fulmine che proprio nel 1955 aveva colpito la torre dell’orologio di Hill Valley.
Un film divertente, lieve. Che fa sorridere, ridere, che emoziona senza mai cadere di tono, senza mai scivolare nel volgare. Nettamente, a mio parere, il migliore della saga