Il detective
Bosch, ormai relegato alla Dipartimento Hollywood, si trova ad affrontare l'ennesimo caso della sua controversa carriera. La novità questa volta sta nel fatto che lui conosce la vittima, o meglio la conosceva in Vietnam in quanto appartenevano alla stessa squadra: i
topi delle gallerie.
Ed in più quell'
overdose sembra proprio troppo evidente perchè Bosch non decida di approfondire.
Meadows non è morto da tossicodipendente, è stato ucciso.
E da questo preambolo si snoda l'ennesimo
thriller a firma
Michael Connelly. Thriller in verità degno di tal nome visto che l'intreccio si articola in maniera sempre più contorta rivelando un particolare alla volta e guidando pian piano il lettore verso la
soluzione finale.
Connelly sa come creare un
intreccio e poi come srotolarlo passo dopo passo. Il mondo di
Harry Bosch è popolato da tutto quel sottobosco di personaggi classico del thriller americano. Ladri, truffatori, poliziotti troppo zelanti, dirigenti corrotti. E lui è la figura ancor più classica del
detective che viaggia sul confine della legge che dovrebbe difendere, troppo devoto alla verità per accettare le regole imposte dalle alte sfere, con un passato troppo pieno di ricordi per limitarsi a quanto gli sarebbe richiesto.
Insomma un
thriller vivo, capace di legarti alle pagine fino alla conclusione. Certo un romanzo “senza nulla a pretendere”, se non il desiderio di farci passare qualche ora di relax... ideale per le vacanze (se vogliamo metterla su questo aspetto).
Unico punto su cui mi sento di esprimere riserve è il
finale, che naturalmente non vi racconto ma mi sembra voglia cercare a tutti i costi il ribaltamento, finendo per forzarlo un po' troppo.